Non brilla per simpatia il ministro Brunetta. Eppure bisogna riconoscere che l’operazione trasparenza sugli stipendi dei manager pubblici sta mettendo a nudo le ingiustificate sperequazioni fra gli stipendi dei dirigenti e gli stipendi/salari degli altri dipendenti.
Prendiamo in considerazione Nicola Maria Sanese, segretario generale di Regione Lombardia e alter ego del presidente Formigoni che guadagna uno stipendio lordo all’anno di euro 271.608.
Facciamo alcune comparazioni “nasometriche”: per guadagnare la stessa cifra un insegnante impiega, circa, 7 anni, un operaio 8, un impiegato di banca 4. Lasciamo stare tutti gli altri, il paragone sarebbe troppo deprimente.
Non solo quindi i manager delle imprese private percepiscono stipendi d’oro anche i dirigenti pubblici non scherzano. In rete circolano molti commenti. Sono quelli di semplici cittadini, non se ne trova uno espresso da uomini politici in servizio attivo a livello regionale.
Sono stipendi che il noto studioso di storia economica Giulio Sapelli definirebbe "superbrende manageriali, immotivate e scandalose". Scandaloso! Condivido.
Trovo incomprensibile, al contrario, la strada proposta da Sapelli per moralizzare lo scandalo. Mi sembra piuttosto verbosa e nel concreto non capisco cosa si dovrebbe fare. Invece di invocare i vincoli inefficaci – scrive Sapelli - di nuove regolazioni, contro lo spirito di rapina, e l’orgia consumistica va combattuta una battaglia trasversale, che rimescoli le carte e non si lasci irretire dalla retorica, peraltro già declinante, del “politicamente corretto” (G. Sapelli, La crisi economica mondiale, Bollati Boringhieri, 2008, p. 51..
Il chiarissimo professore non mi convince. Dovrebbe spiegaremeglio in che cosa consista questa battaglia trasversale che egli auspica. Per quanto mi riguarda, sarà neostatalista porre un tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici, ma tutto sommato è una proposta che tutti capiscano e se applicata può risultare efficace.
Se una formazione di sinistra riformista, con mire a reintrodurre un po’ di uguaglianza e un po’ di libertà in Regione Lombardia agitasse il tema nel proprio programma elettorale, forse, riscuoterebbe un qualche successo.
Chiedo scusa all’illustre professore, ma non capisco neppure cosa c’entri la sussidiarietà (abusata?) come soluzione allo “scandaloso flagello sociale” degli alti stipendi, come ebbe a definire il fenomeno Tremonti in un importante appuntamento europeo dei ministri delle finanze dell’Unione Europea.
Condividiamo con Sapelli la passione per la società aperta. Personalmente, però, non apprezzo quella un po’ farisaica che privilegia alcuni ed esclude altri.